DEPILAZIONE VULVARE: è sempre sicura? Il parere del ginecologo
La depilazione vulvare è diventata negli ultimi anni una pratica estremamente diffusa. Rasoio, ceretta, creme depilatorie, epilatori elettrici, laser o luce pulsata vengono utilizzati da moltissime donne, spesso fin dall’adolescenza.

Le motivazioni sono prevalentemente estetiche, ma non soltanto. Molte donne riferiscono di sentirsi più a proprio agio, più attraenti o semplicemente preferiscono l’aspetto della vulva depilata. Esiste però anche un’altra motivazione molto comune: la convinzione che eliminare i peli pubici renda i genitali più puliti e migliori l’igiene intima.
Ma è davvero così?
In realtà, dal punto di vista medico, le cose sono più complesse. I peli pubici non sono qualcosa di “inutile” o di poco igienico. Sono una componente naturale dell’anatomia vulvare e contribuiscono alla protezione della cute e dell’ambiente genitale.
Questo non significa che una donna debba rinunciare alla depilazione. Significa piuttosto che dovrebbe conoscere vantaggi, limiti e possibili conseguenze di questa pratica, soprattutto quando la depilazione è completa e ripetuta molto frequentemente.
PERCHE’ ABBIAMO I PELI PUBICI?
La comparsa dei peli pubici è uno dei caratteri sessuali secondari della pubertà ed è regolata principalmente dagli androgeni. Come spesso accade nel nostro organismo, la loro presenza non è casuale.
I peli pubici contribuiscono innanzitutto a creare una barriera meccanica tra la delicata superficie vulvare e l’ambiente esterno. Durante il movimento, l’attività sportiva e i rapporti sessuali possono ridurre l’attrito diretto tra cute, biancheria e superfici adiacenti.
Ma il loro ruolo potrebbe essere più complesso.
La vulva è infatti un vero ecosistema biologico, costituito dalla cute, dalle ghiandole sebacee e sudoripare, dai follicoli piliferi e da una propria popolazione di microrganismi.
Anche il pelo pubico ospita una comunità microbica caratteristica. Il cosiddetto microbiota pilifero e follicolare partecipa all’ambiente cutaneo locale e interagisce con le altre componenti dell’ecosistema vulvare.
Uno studio sul microbioma genitourinario ha inoltre mostrato un dato particolarmente interessante: nelle donne che modificavano la propria abitudine passando dalla presenza dei peli alla depilazione completa, o viceversa, si osservavano modificazioni nella composizione del microbioma vaginale.
Non significa che depilarsi provochi automaticamente una disbiosi vaginale. Significa però che modificare radicalmente e ripetutamente l’ambiente vulvare può avere conseguenze biologiche misurabili.
DEPILARSI SIGNIFICA ESSERE PULITE?
È probabilmente questo il primo mito da sfatare. La presenza dei peli pubici non è indice di scarsa igiene e la loro eliminazione non è necessaria per mantenere una corretta igiene genitale.
È interessante osservare che proprio la sensazione di essere “più pulite” rappresenta una delle motivazioni frequentemente riferite dalle donne che scelgono la depilazione pubica.
Anche uno studio condotto su donne residenti in Italia ha evidenziato come il desiderio di pulizia, insieme alle norme culturali, all’estetica e all’influenza del partner, possa contribuire alla scelta di depilarsi.
Ma una vulva sana non ha bisogno di essere privata dei suoi peli per essere pulita. Al contrario, un’eccessiva manipolazione dell’area genitale può diventare controproducente.
COSA SUCCEDE ALLA PELLE QUANDO CI DEPILIAMO?
Dipende naturalmente dal metodo utilizzato.
Rasoio
È probabilmente il metodo più semplice e diffuso, ma la lama passa direttamente sulla superficie cutanea e può provocare: microabrasioni, piccoli tagli, irritazione e bruciore, follicolite, peli incarniti, prurito, infiammazione della cute.
In uno studio clinico sulle complicanze della depilazione pubica, circa il 60% delle donne intervistate riferiva di avere sperimentato almeno un problema correlato alla rimozione dei peli, prevalentemente abrasioni cutanee e peli incarniti.
Ceretta
La ceretta strappa il pelo dal follicolo e sottopone la superficie cutanea a un trauma maggiore rispetto al semplice accorciamento.
Può provocare irritazione, follicolite, dermatite, piccole lesioni della barriera cutanea e, occasionalmente, infezioni. Particolare attenzione va posta quando viene applicata su una cute già irritata o particolarmente sensibile.
Creme depilatorie
Agiscono chimicamente sulla cheratina del pelo. Proprio per questo possono provocare dermatiti irritative o allergiche, soprattutto in una zona delicata come quella vulvare.
Devono essere utilizzate esclusivamente sulle aree indicate dal produttore e mai sulle mucose genitali.
Laser e luce pulsata
Consentono una riduzione più duratura della crescita dei peli e, se eseguiti correttamente da personale qualificato, possono evitare alcuni dei problemi legati alla rasatura ripetuta.
Non sono tuttavia completamente privi di rischi. Sono descritti dolore, ustioni, follicolite, alterazioni della pigmentazione e, più raramente, altre complicanze dermatologiche.
IL PROBLEMA DELLA DEPILAZIONE COMPLETA
Esiste una differenza importante tra accorciare i peli, depilare soltanto la linea bikini ed eliminare sistematicamente tutta la peluria pubica.
Più la depilazione diventa estesa e frequente, maggiore può essere l’esposizione della cute vulvare a microtraumi ripetuti.
Una revisione clinica dedicata alla salute vulvare, vaginale e perineale sottolinea che la depilazione può determinare lacerazioni, abrasioni epidermiche, follicolite e microlesioni e ricorda il possibile ruolo protettivo dei peli nei confronti dell’attrito e degli agenti irritanti.
La depilazione completa non dovrebbe quindi essere considerata una pratica “neutra” dal punto di vista biologico.
DEPILAZIONE E INFEZIONI GENITALI: ESISTE UN LEGAME?
È una delle domande più interessanti e anche una delle più delicate. La rimozione dei peli può alterare temporaneamente l’integrità della barriera cutanea. Le microabrasioni provocate soprattutto dal rasoio o dalla ceretta rappresentano potenziali porte d’ingresso per microrganismi.
La letteratura ha descritto associazioni tra depilazione pubica e follicoliti, irritazioni e alcune infezioni genitali.
Una revisione sistematica e meta-analisi pubblicata nel 2024, comprendente 22 studi trasversali e oltre 73.000 partecipanti, ha rilevato nelle donne che praticavano il grooming pubico una maggiore probabilità di alcune infezioni sessualmente trasmesse, in particolare gonorrea e infezione da Chlamydia trachomatis.
Questo dato deve però essere interpretato con prudenza. Gli studi sono prevalentemente osservazionali: le donne che si depilano possono avere caratteristiche, abitudini sessuali e frequenza dei rapporti differenti rispetto a quelle che non lo fanno. Non possiamo quindi concludere semplicemente che “la depilazione causa le infezioni sessualmente trasmesse”.
Possiamo però affermare che il microtrauma cutaneo conseguente alla depilazione costituisce un meccanismo biologicamente plausibile attraverso il quale la barriera vulvare può diventare temporaneamente più vulnerabile.
DEPILAZIONE, MICROBIOTA VULVARE E MICROBIOTA VAGINALE
Questo è probabilmente uno degli aspetti più nuovi e interessanti della ricerca. Oggi sappiamo che la salute genitale non dipende soltanto dall’assenza di microrganismi patogeni, ma dall’equilibrio tra numerosissime specie microbiche che convivono con il nostro organismo.
Uno studio sperimentale ha confrontato donne abituate alla depilazione completa con donne che mantenevano i peli pubici. Successivamente i due gruppi hanno modificato le proprie abitudini.
Al momento iniziale non emergevano differenze significative nella diversità del microbioma vaginale o urinario tra donne depilate e non depilate. Dopo il cambiamento dell’abitudine, tuttavia, si osservavano variazioni significative nella composizione del microbioma vaginale.
È un risultato interessante, ma non autorizza ancora a concludere che la depilazione provochi vaginosi o altre patologie.
Uno studio più recente, infatti, non ha trovato una relazione significativa tra grooming pubico, infezioni vaginali, sintomi e composizione del microbioma.
La conclusione scientificamente più corretta è quindi questa: esistono segnali che la modificazione della peluria pubica possa interagire con l’ecosistema vulvovaginale, ma il significato clinico di queste modificazioni deve ancora essere chiarito.
DEPILAZIONE E LA VULVODINIA
Qui la questione diventa ancora più interessante. La vulvodinia è una condizione caratterizzata da dolore vulvare persistente, spesso descritto come bruciore, irritazione, punture o dolore al contatto, in assenza di una causa evidente che possa spiegare completamente i sintomi.
La sua origine è multifattoriale e non può certamente essere ricondotta alla depilazione. Tuttavia, alcuni dati suggeriscono una possibile associazione.
Uno studio caso-controllo ha confrontato 213 donne con diagnosi clinicamente confermata di vulvodinia con 221 controlli. Tra le donne che rimuovevano i peli pubici, quelle che depilavano anche il monte di Venere, rispetto a chi limitava la depilazione alla sola area bikini, presentavano una probabilità di vulvodinia superiore del 74%.
Nelle donne che effettuavano questa depilazione almeno settimanalmente l’associazione risultava ancora più evidente, anche se con una stima statisticamente meno precisa. È importante ribadirlo: associazione non significa causalità.
Non possiamo dire che depilarsi provochi la vulvodinia. Il dato suggerisce però che una depilazione molto estesa e frequente possa rappresentare uno dei numerosi elementi irritativi o infiammatori da considerare nelle donne predisposte al dolore vulvare.
Ed è un’informazione clinicamente importante soprattutto quando una paziente presenta bruciore, irritazione o dolore vulvare ricorrente senza una spiegazione immediatamente evidente.

DEPILAZIONE E DOLORE PELVICO
È necessario essere ancora più prudenti. Le evidenze attuali sono molto più solide per irritazione cutanea, follicolite, microtraumi e sintomatologia vulvare che non per il dolore pelvico cronico propriamente detto.
Non esistono prove sufficienti per affermare che la depilazione vulvare sia una causa diretta di dolore pelvico cronico. Tuttavia il dolore vulvare persistente può associarsi, in alcune pazienti, a ipertono della muscolatura del pavimento pelvico, dispareunia e sindromi dolorose più complesse.
Per questo motivo, in presenza di dolore vulvare o pelvico persistente, anche le abitudini di depilazione fanno parte delle informazioni che può essere utile raccogliere durante la visita ginecologica.
LO SAPETE CHE LA DEPILAZIONE E’ SCONSIGLIATA PRIMA DI UN INTERVENTO CHIRURGICO?
Per molti anni la rasatura dell’area interessata dall’intervento è stata considerata quasi obbligatoria. Si riteneva (erroneamente) che eliminare i peli significasse rendere il campo operatorio più pulito e quindi diminuisse il rischio di infezione.
Oggi sappiamo che non è così. La World Health Organization (WHO) raccomanda che i peli non vengano rimossi prima di un intervento chirurgico, salvo quando ciò sia realmente necessario. In quel caso devono essere semplicemente accorciati con un clipper elettrico.
La rasatura con lama è invece sconsigliata perché provoca microlesioni della cute che possono aumentare il rischio di infezione della ferita chirurgica.
È un cambiamento apparentemente piccolo, ma molto significativo: ciò che per decenni è stato considerato sinonimo di igiene può, in realtà, danneggiare una barriera naturale dell’organismo.
QUINDI, BISOGNA SMETTERE DI DEPILARSI?
La risposta è NO. La depilazione vulvare rimane una scelta personale ed estetica.
Il compito del ginecologo non è stabilire come debba apparire il corpo di una donna, ma fornire informazioni corrette affinché possa scegliere consapevolmente.
Possiamo però suggerire alcune precauzioni:
- evitare, quando possibile, depilazioni complete troppo frequenti;
- preferire il semplice accorciamento dei peli se l’obiettivo è soltanto estetico;
- utilizzare strumenti puliti e personali;
- evitare di passare ripetutamente il rasoio sulla stessa zona;
- non depilare una cute già arrossata, irritata o infiammata;
- evitare prodotti aggressivi o profumati subito dopo la depilazione;
- non applicare creme depilatorie sulle mucose genitali;
- evitare la depilazione immediatamente prima di un rapporto sessuale se la cute è irritata;
- rivolgersi a personale qualificato per laser e luce pulsata;
- sospendere temporaneamente la depilazione in presenza di follicoliti, fissurazioni, bruciore o dolore vulvare persistente.
E soprattutto: non depilarsi pensando che sia necessario per essere più pulite.
L’IMPORTANZA DELLA PELURIA PUBICA
La peluria pubica non è un residuo inutile del nostro corpo e certamente non è sinonimo di scarsa igiene. Contribuisce alla protezione meccanica della vulva, riduce l’attrito e fa parte del complesso ecosistema cutaneo e microbico dell’area genitale.
Le evidenze scientifiche disponibili suggeriscono che la sua eliminazione, soprattutto quando completa, frequente e traumatica, possa favorire microabrasioni, follicoliti e irritazioni e possa essere associata ad alcune condizioni infettive e al dolore vulvare.
Gli studi sul microbioma aprono inoltre una prospettiva nuova: cambiare radicalmente l’ambiente vulvare può modificare anche l’ecosistema microbico locale, anche se non conosciamo ancora completamente le conseguenze cliniche di queste modificazioni.
Non dobbiamo quindi demonizzare la depilazione. Dobbiamo semplicemente abbandonare l’idea che “senza peli è più igienico”.
La vulva possiede sistemi naturali di protezione che meritano di essere rispettati. E qualche volta, anche in medicina, togliere qualcosa non significa necessariamente migliorare.
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