NUOVI FARMACI PER L’OBESITÀ E PECULIARITÀ DEI TRATTAMENTI CON TIRZEPATIDE E SEMAGLUTIDE NELLA DONNA
Dall’adolescenza alla menopausa: perché il controllo del peso richiede attenzione alla salute femminile e come semaglutide e tirzepatide stanno cambiando le possibilità di cura.

L’obesità attraversa la vita di molte donne, intrecciandosi con cambiamenti ormonali, fertilità, gravidanza e menopausa. Affrontarla richiede di comprendere come funziona l’organismo femminile, quali fattori favoriscono l’accumulo di grasso e quali conseguenze possono derivarne nelle diverse età.
La novità di questi ultimi tempi è che ora disponiamo di strumenti terapeutici capaci di modificare sensibilmente le prospettive di trattamento. Farmaci come semaglutide e tirzepatide, affiancandosi alla dieta e all’attività fisica, hanno aperto infatti una nuova fase nella cura dell’obesità, intervenendo sui segnali biologici che regolano appetito, sazietà e metabolismo.
È importante subito chiarire che per utilizzarli correttamente, occorre inserirli in un percorso clinico personalizzato. Ed è proprio qui che la medicina di genere offre un contributo importante: riconoscere le peculiarità della donna permette di definire obiettivi e cure molto più appropriati.
MA CHE COS’È L’OBESITÀ E PERCHÉ IL PESO NON RACCONTA TUTTO
Quando parliamo di obesità parliamo di una condizione cronica caratterizzata da un eccesso di tessuto adiposo che può compromettere la salute. Alla sua origine partecipano predisposizione genetica, regolazione dell’appetito, ambiente, alimentazione, sedentarietà, sonno, condizioni psicologiche e talvolta anche alcuni farmaci.
Nell’adulto, la classificazione abituale utilizza l’indice di massa corporea, chiamato anche BMI: il peso in chilogrammi diviso per il quadrato dell’altezza in metri. Si parla di sovrappeso tra 25 e 29,9 e di obesità da 30 in poi. Nell’adolescente si utilizzano invece riferimenti specifici per età e sesso.
Il BMI è utile, ma non distingue il grasso dai muscoli e non indica dove il grasso sia distribuito. La circonferenza vita, la composizione corporea e la valutazione delle complicanze completano quindi l’inquadramento.
Inoltre nel 2025 una Commissione internazionale di esperti, con un documento pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology, ha proposto di distinguere due condizioni: obesità preclinica e obesità clinica.
Nell’obesità preclinica è presente un eccesso di grasso corporeo, ma la funzione degli organi è ancora conservata e non vi sono limitazioni significative delle attività quotidiane attribuibili all’adiposità. Questo non significa che la condizione sia priva di rischi: la probabilità di sviluppare diabete, malattie cardiovascolari e altre complicanze può essere aumentata. Sono quindi importanti prevenzione, controlli e interventi personalizzati.
Si parla invece di obesità clinica quando l’eccesso di tessuto adiposo compromette già il funzionamento di organi o tessuti, oppure limita in modo significativo attività quotidiane come camminare, vestirsi o prendersi cura di sé.
Il messaggio è concreto: due persone con lo stesso indice di massa corporea possono avere condizioni di salute e necessità terapeutiche differenti. Per decidere come intervenire, al peso e alla distribuzione del grasso bisogna quindi affiancare la valutazione dei sintomi, della funzione degli organi e dell’autonomia nella vita quotidiana.
QUANTO SONO DIFFUSI SOVRAPPESO E OBESITÀ IN EUROPA?
Nell’Unione europea, secondo Eurostat, nel 2025 oltre la metà degli adulti (51,7%) presentava sovrappeso o obesità; il 16,3% aveva obesità. Tra le donne, il 29,3% era in sovrappeso e il 15,3% presentava obesità: complessivamente, più di quattro donne su dieci.
Questi numeri descrivono un problema di salute pubblica con una forte dimensione sociale, legata anche alle condizioni economiche, all’ambiente e alle opportunità di alimentarsi bene e mantenersi attivi.
Nella donna, inoltre, l’eccesso di grasso corporeo può influenzare la salute riproduttiva e il rischio oncologico oltre quello cardiovascolare. Un problema quindi che richiede un’attenzione specifica nelle diverse fasi della vita femminile, dall’adolescenza alla gravidanza e alla menopausa.
OBESITÀ NELLA DONNA: IL SIGNIFICATO DELLA MEDICINA DI GENERE
Mediamente, donne e uomini differiscono per quantità di massa muscolare, percentuale di grasso e distribuzione del tessuto adiposo. Nella donna, inoltre, pubertà, gravidanza e menopausa modificano profondamente l’equilibrio ormonale.
Il grasso addominale, soprattutto quello viscerale che circonda gli organi, è particolarmente associato a rischio metabolico e in menopausa, la riduzione degli estrogeni favorisce proprio una redistribuzione dell’adiposità verso l’addome.
Un approccio di genere considera anche il desiderio di maternità, contraccezione, immagine corporea e condizioni di vita. Questo orienta valutazione e obiettivi, senza tradursi automaticamente in dosaggi farmacologici diversi per tutte le donne.
OBESITÀ E ADOLESCENZA: LA NECESSITÀ DI PROTEGGERE METABOLISMO, SVILUPPO E RAPPORTO CON IL CORPO
Nell’adolescente, l’obesità richiede un intervento precoce e molto attento. Possono già comparire alterazioni della glicemia, pressione elevata e problemi metabolici, mentre il disagio per il proprio corpo può rendere difficile chiedere aiuto.
Irregolarità mestruali, acne importante o aumento della peluria meritano attenzione. Possono suggerire una Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), oggi meglio chiamata Sindrome Poliendocrino Metabolica dell’Ovaio (PMOS) ma in questa età la diagnosi richiede criteri specifici: le normali modificazioni della pubertà non devono essere confuse con una patologia.
Il percorso coinvolge famiglia e professionisti, tutela la crescita e considera eventuali disturbi del comportamento alimentare. Diete drastiche e obiettivi esclusivamente estetici possono compromettere l’aderenza e il benessere.
Anche nell’adolescenza i farmaci possono trovare indicazione, ma secondo criteri molto specifici. Nell’Unione Europea, semaglutide iniettabile è autorizzata dai 12 anni di età, in presenza di obesità e peso superiore a 60 kg, in associazione a un programma nutrizionale e all’attività fisica.
Non basta quindi superare un determinato peso: occorre valutare il rapporto tra peso, altezza, età e sesso. La prescrizione richiede una valutazione medica e controlli periodici della risposta e della tollerabilità; i criteri utilizzati per gli adulti non possono essere applicati automaticamente alle adolescenti.
OBESITÀ ED ETÀ FERTILE: ATTENZIONE ALLE ALTERAZIONI MESTRUALI E ALL’INFERTILITÀ
Nella donna adulta, sovrappeso e obesità possono associarsi ad alterazioni dell’ovulazione e difficoltà riproduttive.
In questi casi, un ruolo importante è svolto dall’insulino-resistenza, cioè dalla ridotta risposta dei tessuti all’insulina. Nella Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS – PMOS), l’eccesso di insulina può contribuire all’aumento degli androgeni e alle alterazioni ovulatorie. L’obesità può aggravare questo quadro, pur non essendo presente in tutte le donne con ovaio policistico.
Un calo ponderale anche moderato può migliorare il profilo metabolico e, in alcune donne, favorire la regolarità mestruale e l’ovulazione. Il percorso deve comunque tenere conto dell’età e della storia riproduttiva: il trattamento del peso va coordinato con l’eventuale valutazione della fertilità.
La possibile ripresa dell’ovulazione rende essenziale discutere la contraccezione quando si utilizzano medicinali che non devono essere assunti in gravidanza.
OBESITÀ E GRAVIDANZA: INTERVENIRE PRIMA
La fase preconcezionale è un’occasione preziosa per migliorare la salute metabolica. L’obesità materna aumenta infatti il rischio di diabete gestazionale, ipertensione, preeclampsia, taglio cesareo e alcune complicanze ostetriche. Per il bambino aumentano, tra gli altri, il rischio di crescita eccessiva e di problemi legati al parto.
Una volta iniziata la gravidanza l’obiettivo diventa sostenere un’alimentazione adeguata, un’attività fisica compatibile con la situazione ostetrica e un andamento ponderale individualizzato. Il dimagrimento intenzionale durante la gravidanza non è raccomandato.
Gravidanza e allattamento richiedono importanti precauzioni specifiche. Prima di una gravidanza programmata, semaglutide deve essere sospesa almeno due mesi prima e tirzepatide almeno un mese prima. Se la gravidanza inizia durante il trattamento, i farmaci vanno sospesi e occorre contattare tempestivamente il medico per rivedere il percorso terapeutico.
La sospensione dei farmaci vale anche durante l’allattamento.
OBESITÀ E MENOPAUSA: IL GRASSO ADDOMINALE FA LA DIFFERENZA.
In menopausa avvengono alcune modificazioni del corpo femminile che può cambiare anche quando il peso rimane stabile: la circonferenza vita tende ad aumentare e il grasso a concentrarsi sull’addome per effetto del calo degli estrogeni. Inoltre l’avanzare dell’età contribuisce alla perdita di massa muscolare (sarcopenia) e alla riduzione del dispendio energetico.
Particolare attenzione merita il grasso viscerale, quello che si accumula intorno agli organi addominali. È metabolicamente attivo e favorisce insulino-resistenza, infiammazione e alterazioni dei lipidi, contribuendo al rischio di diabete e malattie cardiovascolari. Per questo, anche una donna con un peso apparentemente normale può avere un rischio metabolico aumentato se presenta un’eccessiva adiposità addominale.
L’eccesso di tessuto adiposo è inoltre associato a un maggiore rischio di tumore dell’endometrio e della mammella dopo la menopausa. Tra i meccanismi coinvolti vi sono l’infiammazione cronica, gli elevati livelli di insulina e la produzione di estrogeni nel tessuto adiposo: dopo la menopausa, infatti, questo tessuto diventa una fonte importante di estrogeni attraverso la trasformazione degli androgeni.
La valutazione deve quindi comprendere, oltre al peso, circonferenza vita, pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico e salute del fegato, insieme alla forza e alla capacità fisica. Quando è indicato dimagrire, l’obiettivo è ridurre il grasso in eccesso preservando i muscoli, attraverso un’alimentazione adeguata e un’attività fisica che comprenda esercizi di forza. Questo diventa particolarmente importante con l’avanzare dell’età, per proteggere autonomia e qualità della vita.
ALIMENTAZIONE E ATTIVITÀ FISICA: LE BASI PER IL TRATTAMENTO DELL’OBESITÀ
Il trattamento dell’obesità deve partire da un programma sostenibile, costruito sulla situazione clinica e sulle abitudini della persona.
Un’alimentazione ispirata al modello mediterraneo, con verdure, legumi, cereali integrali, fonti proteiche appropriate e grassi di buona qualità, rappresenta una base pratica. Quantità e distribuzione dei pasti devono essere personalizzate, evitando restrizioni che rendano difficile coprire i fabbisogni nutrizionali.
Il movimento sostiene la salute metabolica e il mantenimento del risultato. All’attività aerobica, come cammino o bicicletta, è utile affiancare esercizi di forza adeguati alle proprie capacità. La protezione dei muscoli assume particolare rilievo in menopausa e durante un calo ponderale importante.
Le raccomandazioni attuali collocano questi interventi all’interno di una cura continuativa, che comprende sonno, benessere psicologico e controlli periodici.

NUOVI FARMACI PER L’OBESITÀ: COME FUNZIONANO SEMAGLUTIDE E TIRZEPATITE
Per capire questi medicinali bisogna partire dalle incretine, ormoni prodotti dall’intestino in risposta al cibo. Partecipano alla comunicazione tra intestino, pancreas e cervello, contribuendo al controllo della glicemia e dell’appetito.
Semaglutide: come agisce su fame, sazietà e glicemia
Semaglutide attiva il recettore del GLP-1, un ormone prodotto dall’intestino dopo i pasti che partecipa alla comunicazione tra apparato digerente, pancreas e cervello.
La sua azione sui centri cerebrali che regolano l’appetito aumenta la sazietà e riduce la fame e il desiderio di cibo. Diventa così più facile mangiare quantità inferiori e seguire il programma nutrizionale. Semaglutide contribuisce anche a controllare la glicemia, stimolando la secrezione di insulina quando il glucosio è elevato e riducendo quella di glucagone, l’ormone che favorisce la produzione di glucosio da parte del fegato.
Può inoltre rallentare lo svuotamento gastrico: questo effetto partecipa alla risposta al pasto, ma non spiega da solo il dimagrimento. La riduzione dell’appetito e dell’apporto calorico rappresenta un meccanismo centrale della perdita di peso e di massa grassa.
Tirzepatide: una doppia azione e un ruolo nel metabolismo del tessuto adiposo
Tirzepatide attiva contemporaneamente i recettori di GIP e GLP-1, due ormoni intestinali coinvolti nella regolazione metabolica. Riduce l’appetito, aumenta la sazietà e migliora il controllo glicemico e la sensibilità all’insulina.
Una caratteristica particolarmente interessante riguarda il recettore GIP, presente anche negli adipociti, le cellule che immagazzinano il grasso. Attraverso questo recettore, tirzepatide può intervenire sulla gestione dei nutrienti nel tessuto adiposo.
Negli studi sperimentali su cellule adipose umane coltivate in laboratorio e su animali, l’attivazione del recettore GIP ha mostrato effetti differenti secondo le condizioni metaboliche: in presenza di insulina può favorire l’ingresso e l’immagazzinamento dei nutrienti; quando l’insulina è bassa può favorire la mobilizzazione dei grassi accumulati, attraverso la lipolisi.
Nella pratica clinica, entrambi i medicinali favoriscono una riduzione della massa grassa. La particolarità della tirzepatide amplia l’interesse per il suo profilo metabolico, ma la scelta del trattamento deve considerare condizioni cliniche, tollerabilità, obiettivi e fase della vita della donna.
Quanto sono efficaci e quando possono essere prescritti?
Nello studio comparativo SURMOUNT-5, pubblicato nel 2025 e condotto su adulti con obesità senza diabete, la riduzione media del peso a 72 settimane è stata del 20,2% con tirzepatide e del 13,7% con semaglutide, alle dosi studiate.
Sono risultati medi ottenuti in un contesto controllato: risposta individuale, tollerabilità, condizioni cliniche e continuità del trattamento possono modificare l’esito. Lo studio, inoltre, non dimostra che un farmaco sia la scelta migliore per ogni donna.
Negli adulti, le indicazioni europee per il controllo del peso comprendono generalmente un BMI di almeno 30, oppure di almeno 27 in presenza di una condizione patologica associata al peso. La prescrizione richiede comunque una valutazione medica accurata e il rispetto della scheda tecnica del medicinale.
L’OMS, nelle linee guida del dicembre 2025, ha formulato una raccomandazione condizionata per l’impiego a lungo termine di queste terapie negli adulti con obesità, escludendo la gravidanza e inserendole in una presa in carico complessiva. I farmaci non vanno usati isolatamente, ma inseriti in un approccio di cura cronico, globale e multimodale che comprende interventi comportamentali intensivi (corretta alimentazione e incremento dell’attività fisica), supporto psicologico e monitoraggio clinico a lungo termine.

CONTROLLI MEDICI, EFFETTI INDESIDERATI E ATTENZIONI SPECIFICHE PER LA DONNA
Gli effetti indesiderati più comuni sono nausea, vomito, diarrea e stitichezza. La gradualità della dose aiuta certamente la tollerabilità. Attenzione deve essere posta a disidratazione, patologie della colecisti, sospetta pancreatite, disturbi dello svuotamento gastrico ed eventuali interazioni con altre terapie.
Abbiamo già visto come in età fertile, contraccezione e progetto riproduttivo devono sempre essere discussi prima della prescrizione. I farmaci sono controindicati infatti in caso di gravidanza e allattamento e vanno sospesi prima del concepimento.
Durante la cura è importante verificare che la minore fame non si traduca in un’alimentazione insufficiente. Vanno seguiti qualità della dieta, idratazione, forza e massa muscolare.
Il mantenimento deve essere programmato fin dall’inizio: dopo la sospensione può verificarsi un recupero ponderale. Questo riflette la natura cronica dell’obesità e richiede una strategia condivisa.
Nelle pazienti con alterazioni endocrine e metaboliche associate, come avviene spesso nelle adolescenti e nelle giovani donne affette da PCOS – PMOS, vanno monitorati anche i relativi parametri di queste patologie.
PERCHÉ SERVE UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE
La prescrizione acquista valore all’interno di un percorso coordinato. Il ginecologo endocrinologo può integrare valutazione metabolica, ciclo mestruale, ovaio policistico, contraccezione, desiderio di maternità e menopausa.
La collaborazione con un biologo nutrizionista è una componente fondamentale del percorso proposto, per tradurre gli obiettivi clinici in un’alimentazione adeguata, sostenibile e adattata anche alla risposta farmacologica.
Secondo le necessità possono contribuire dietista, psicologo, professionisti dell’esercizio fisico e altri specialisti. Nelle forme più complesse va considerata anche la valutazione presso un centro dedicato, comprese le opzioni di chirurgia metabolica e bariatrica. Questa integrazione è coerente con l’approccio multimodale raccomandato dall’OMS.
Semaglutide e tirzepatide ampliano in modo significativo le possibilità di cura. Ma il loro impiego richiede competenza, prescrizione e controllo medico, insieme a un sostegno nutrizionale qualificato.
L’obiettivo clinico è migliorare la salute e la qualità della vita, costruendo risultati che possano essere mantenuti nel tempo.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
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- World Health Organization. Guideline on the use of GLP-1 therapies for the treatment of obesity in adults. Ginevra: WHO; 2025.
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