Illustrazione sul confronto tra Pap test e HPV test secondo le linee guida ACOG 2026 per lo screening del tumore del collo dell’utero.
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Fare Pap Test o HPV test? Le linee guida ACOG 2026 ridefiniscono lo screening del tumore del collo dell’utero.

L’HPV test diventa l’esame di riferimento dopo i 30 anni, mentre il Pap test assume un ruolo diverso. Ecco cosa cambia, chi deve sottoporsi allo screening e perché aderire ai controlli rimane la migliore strategia di prevenzione.

Illustrazione sul confronto tra Pap test e HPV test secondo le linee guida ACOG 2026 per lo screening del tumore del collo dell’utero.
Le nuove linee guida ACOG 2026 confermano il ruolo centrale dell’HPV test nello screening del tumore del collo dell’utero dopo i 30 anni.

Per molti anni il Pap test ha rappresentato il simbolo della prevenzione del tumore del collo dell’utero. Grazie alla sua diffusione, l’incidenza e la mortalità di questa neoplasia si sono ridotte drasticamente nei Paesi che hanno adottato programmi di screening organizzato.

Oggi, però, la ricerca scientifica ha fatto un ulteriore passo avanti. Con la pubblicazione delle nuove raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), il ruolo dei due principali esami di screening viene ridefinito: dopo i 30 anni il test HPV diventa la strategia preferenziale, mentre il Pap test mantiene un ruolo importante, ma non più centrale.  

Questa evoluzione non significa che il Pap test sia diventato inutile. Al contrario, significa che oggi disponiamo di uno strumento ancora più efficace per individuare precocemente le donne a rischio e prevenire la comparsa del tumore della cervice uterina.

PERCHE’ LE LINEE GUIDA CAMBIANO, ANCHE NELLA PREVENZIONE DEL TUMORE DELLA CERVICE UTERINA

Le linee guida internazionali vengono aggiornate quando nuove evidenze scientifiche dimostrano che una strategia è più efficace di un’altra.

Negli ultimi vent’anni numerosi studi hanno confermato ciò che oggi è ormai ben noto: l’infezione persistente da papillomavirus umano (HPV) ad alto rischio è la causa necessaria della quasi totalità dei tumori del collo dell’utero.

Il Pap test ricerca le alterazioni cellulari già presenti.

L’HPV test, invece, individua direttamente la presenza del virus responsabile della malattia, consentendo di identificare il rischio molti anni prima che compaiano le lesioni precancerose.

È questo il motivo per cui l’HPV test possiede una sensibilità superiore e rappresenta oggi il metodo di screening preferito nella donna adulta.  

COSA RACCOMANDANO LE LINEE GUIDA ACOG 2026 PER LO SCREENING CERVICALE?

Le nuove raccomandazioni distinguono chiaramente le diverse fasce di età.

Tra 21 e 29 anni

Nulla cambia rispetto al passato. Il Pap test ogni tre anni rimane l’esame raccomandato nelle donne a rischio medio.

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In questa fascia d’età le infezioni da HPV sono molto frequenti ma, nella maggior parte dei casi, vengono eliminate spontaneamente dal sistema immunitario. Eseguire sistematicamente il test HPV comporterebbe un numero elevato di risultati positivi destinati a risolversi senza alcun trattamento.  

Tra 30 e 65 anni

È qui che si concentra la principale novità. L’ACOG indica come strategia preferenziale il test HPV primario eseguito su prelievo effettuato dal medico ogni cinque anni.

Se il test HPV primario non è disponibile, rimane assolutamente accettabile il co-test, cioè l’esecuzione contemporanea di HPV test e Pap test.

Il Pap test da solo invece, nello screening dovrebbe essere utilizzato soltanto quando le altre metodiche non sono disponibili oppure dopo una scelta consapevole della paziente adeguatamente informata.  

Questo rappresenta uno dei cambiamenti più significativi introdotti dalle nuove linee guida.

Infografica comparativa tra Pap test e HPV test che illustra differenze, indicazioni per età, intervalli di screening e principali novità delle linee guida ACOG 2026 per la prevenzione del tumore del collo dell’utero.
Pap test e HPV test non sono esami concorrenti, ma complementari. Le linee guida ACOG 2026 indicano il Pap test come esame di riferimento tra i 21 e i 29 anni e l’HPV test come strategia preferenziale dopo i 30 anni, per una prevenzione del tumore del collo dell’utero sempre più efficace e personalizzata. Fonte: ACOG 2026

PERCHE’ L’HPV TEST E’ PIU’ EFFICACE NELLO SCREENING DEL TUMORE DELLA CERVICE UTERINA

La risposta è semplice. Il Pap test individua le conseguenze dell’infezione. L’HPV test individua invece la causa.

Sapere che una donna presenta un’infezione persistente da HPV ad alto rischio permette di pianificare controlli più mirati e intervenire prima che possano svilupparsi lesioni importanti.

Proprio grazie alla sua maggiore sensibilità è possibile anche allungare l’intervallo tra due controlli consecutivi fino a cinque anni nelle donne con test negativo, senza compromettere la sicurezza dello screening.  

IL PAP TEST E’ DESTINATO A SCOMPARIRE?

Assolutamente no. Il Pap test continua ad avere un ruolo fondamentale.

Rimane l’esame raccomandato nelle donne più giovani e continua a essere utilizzato in numerosi percorsi diagnostici, nel co-test e nella gestione delle pazienti con alterazioni dello screening. Anche dopo i 30aa è presente nell’ambito degli approfondimenti diagnostici, insieme alla colposcopia, in donne HPV positive.

Più che una sostituzione quindi, sta avvenendo una diversa integrazione dei due esami, ciascuno con indicazioni e ruoli specifici.

LA NOVITA’ DELL’AUTOPRELIEVO

Tra gli aspetti più innovativi delle linee guida compare anche il prelievo vaginale eseguito direttamente dalla donna per il test HPV.

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L’ACOG considera questa possibilità particolarmente interessante perché potrebbe aumentare la partecipazione allo screening tra le donne che, per motivi personali, logistici o culturali, non si sottopongono regolarmente ai controlli ginecologici.  

Tuttavia vengono poste condizioni molto rigorose.

L’autoprelievo deve essere effettuato esclusivamente con kit approvati, prescritti o supervisionati dal medico e all’interno di un percorso organizzato che garantisca comunicazione del risultato, presa in carico e follow-up. La cadenza di effettuazione non dovrebbe superare i 3 anni.

Non si tratta quindi di un semplice test acquistabile liberamente e gestito senza assistenza sanitaria.  

QUANDO SI PIO’ INTERROMPERE LO SCREENING PER IL TUMORE DEL COLLO DELL’UTERO?

Le raccomandazioni rimangono sostanzialmente invariate.

Nelle donne oltre i 65 anni, lo screening può essere sospeso se è stata effettuata un’adeguata prevenzione negli anni precedenti con risultati costantemente negativi.

Al contrario, chi non ha eseguito controlli regolari o presenta particolari condizioni di rischio deve continuare il programma di sorveglianza.  

Anche le donne sottoposte a isterectomia totale per patologia benigna, senza precedenti di lesioni cervicali di alto grado o tumore della cervice, non necessitano di ulteriori screening cervicali.  

COSA CAMBIA PER LE DONNE ITALIANE?

Dal punto di vista pratico, molte Regioni italiane hanno già introdotto da tempo il test HPV come esame di riferimento nei programmi di screening organizzato.

Le nuove linee guida ACOG confermano quindi una direzione già intrapresa anche nel nostro Paese.

Il messaggio più importante è che non esiste una contrapposizione tra Pap test e HPV test. Esiste piuttosto un utilizzo sempre più appropriato di entrambi gli strumenti, basato sull’età della donna, sul rischio individuale e sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.

IL VERO NEMICO E’ NON FARE LO SCREENING CERVICALE

Le nuove raccomandazioni ricordano un concetto spesso trascurato.

La maggior parte dei tumori del collo dell’utero viene diagnosticata in donne che non hanno mai partecipato ai programmi di screening oppure vi aderiscono in modo irregolare.

Il problema principale, quindi, non è scegliere tra Pap test e HPV test. Il problema è quello delle donne che rinunciano ai controlli.

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Qualunque sia la metodica utilizzata secondo le indicazioni del proprio ginecologo o del programma di screening regionale, partecipare regolarmente alla prevenzione rimane il modo più efficace per ridurre il rischio di sviluppare un tumore della cervice uterina.  

Conclusioni

Le linee guida ACOG 2026 segnano un ulteriore passo avanti nella prevenzione del tumore del collo dell’utero. Il test HPV assume un ruolo centrale dopo i 30 anni grazie alla sua maggiore capacità di identificare precocemente le donne a rischio, mentre il Pap test continua a essere uno strumento prezioso in contesti specifici e nelle donne più giovani.

Il progresso della medicina non consiste nell’abbandonare un esame che ha salvato milioni di vite, ma nell’utilizzare ogni strumento nel momento in cui offre il massimo beneficio. È questa la vera evoluzione dello screening cervicale: una prevenzione sempre più personalizzata, efficace e basata sulle migliori evidenze scientifiche.

NOTA INFORMATIVA Il contenuto di questo articolo ha scopo puramente divulgativo e non costituisce in alcun modo un parere medico né mira a influenzare decisioni di acquisto o terapeutiche. L’Autore non risponde di usi impropri né di eventuali imprecisioni, errori od omissioni. Se hai un problema di salute consulta sempre il tuo Medico Curante o un Medico Specialista.

Autore

  • Filiberto Di Prospero

    Medico Chirurgo. Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Endocrinologia e Metabolismo. Esperto nella Chirurgia del Prolasso degli Organi Pelvici e dell’Incontinenza Urinaria si occupa anche di Endocrinologia Ginecologica, Medicina della Riproduzione e Infertilità, Gravidanza.
    Segreteria pazienti: +39.337.634491.

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